L’Ecopoesia e l’attuale crisi ambientale

di Maria Ivana Trevisani Bach

 

 

 Dalla rivista culturale"In Limine"

pagg.111-118

di Roberto Mosena e Fabio Pierangeli

(Università Tor Vergata, ROMA)

 

 

 

L’attuale crisi ecologica deriva anche da una crisi culturale per non aver saputo capire che la natura non era un oggetto di consumo inesauribile a nostra indiscriminata disposizione, ma era la nostra casa da curare e preservare per la sopravvivenza dell’ecosistema e della nostra stessa specie.

Isolati avvertimenti in questo senso ci furono già negli anni ’60 da parte degli intellettuali del “Club di Roma” (Aurelio Peccei, Alexander King, Asimov, vari premi Nobel, ed altri), avvertimenti che si concretizzarono nel 1972 con la famosa pubblicazione  “I limiti dello sviluppo” (The limits of Growth)[1].

Analoghi moniti vennero lanciati con il primo Earth day, il 22 aprile del 1970[2]. Questa data può essere considerata  come la data  ufficiale d’inizio dalla presa di coscienza della crisi ecologica globale. Tuttavia, le conseguenti decisioni politiche, pur se parziali e insufficienti, si ebbero solo  a partire dagli anni ’90 (Agenda 21, Protocollo di Kyoto, ecc.).

In questo contesto si fece strada gradualmente la consapevolezza che Progresso e Sviluppo non erano concetti equivalenti in considerazione del fatto che un progresso illimitato  avrebbe condotto ben presto all’esaurimento delle risorse  e ad una  crisi ambientale irreversibile.

 

La nascita di una nuova etica

Il mito del Progresso illimitato aveva anche portato con sé  l’idea del primato umano sulla Natura considerata una risorsa inesauribile in nostro possesso. Entrata in crisi questa visione verticistica dell’uomo padrone della Natura (Antropocentrismo), si passò ad una visione orizzontale o meglio circolare del rapporto Uomo – Natura.

L’Uomo si trasformava così da figura dominante a figura responsabile di questo prioritario rapporto. La responsabilità porta inevitabilmente con sé la necessità di un’etica. Caduto l’antropocentrismo, cade anche l’idea di un’etica esclusivamente interumana e si fa strada una visione olistica in cui  Natura e Uomo costituiscono un unico soggetto interconnesso di etica. [3]

Questa necessaria e urgente etica ambientale si inserisce in quella cultura di ampio respiro che si va affermando in questi anni, una cultura che nuovamente ricerca valori e fini senza però ingabbiarli in ideologismi né in sovrastrutture gerarchiche e generalizzanti .[4]

Tale ricerca di nuovi valori è stata supportata da differenti attività letterarie, dapprima limitate e occasionali, poi sempre più consapevoli e organizzate in specifici movimenti culturali, che andavano nascendo in varie parti del mondo, soprattutto in ambito letterario anglofono.  Tra questi, quello dell’Ecopoetry, di cui si parla in questo articolo, movimento che, forse, si dimostra il più efficace in considerazione del fatto che la Poesia, con la potenza delle sue suggestioni e la capacità di suscitare emozioni è in grado di risvegliare le coscienze predisponendole all’ascolto dei problemi del XXI secolo e, quindi, all’azione per risolverli.

Da queste nuove attività letterarie hanno avuto origine  molti lavori di critica che hanno preso la denominazione di “Ecocriticism” .[5]

Ecopoetry vanta ormai numerosi saggi critici, Manifesti, pubblicazioni e antologie  in molte parti  del mondo.

Letteratura ecologica in Italia

Anche in Italia comincia a farsi strada lo studio critico di opere letterarie  che presentano interazioni etiche fra uomo e natura. Il primo studio approfondito in questa direzione è stato fatto nel 2007 da Serenella Iovino con il suo volume Ecologia letteraria”. Per la Jovino, l’Ecologia letteraria va intesa  come uno  studio critico di testi letterari, anche del passato, diretto  non solo  alla  ricerca e all’analisi di temi ecologici, ma  anche alle interconnessioni sociali, economiche ed etiche derivanti dall’attuale situazione di criticità ambientale.

Nella prima parte del volume della Jovino  è presente un’aggiornata e completa documentazione delle attività letterarie, prevalentemente anglosassoni,  legate all’ecologia. Nella seconda parte del libro, in mancanza di analoghi riferimenti recenti italiani, vengono rivisitati alcuni nostri autori (Calvino, Pasolini, Ortese, ecc.) alla ricerca  del loro ambientalismo ante litteram.

Anche il volume di Ercole Ferrari: “L’idea della natura nella storia della letteratura” rivisita autori del passato che in vario modo si sono occupati di ambiente o natura.

Si tratta di interventi limitati e sporadici e, comunque, non inquadrati in un consapevole  movimento Eco-letterario culturale italiano.[6]

Isolato il caso, nel 2005, della pubblicazione di un testo di Ecopoesia:  “Ecopoesie nello Spazio –Tempo” [7]di M. Ivana Trevisani Bach, autrice di questo articolo, libro di ecopoesie riconducibile ad analoghi testi di “Ecopoetry” in lingua inglese, che comprende anche  un Manifesto di Ecopoesia italiana.[8]

E’ in corso di pubblicazione un’antologia (Barron e Anna Re) “Americana verde” (Edizioni Ambiente). Si tratta di un’antologia di testi americani  di letteratura e Ambiente tradotta in italiano.[9]

 

Ecopoesia: i contenuti

Ma cos’è dunque l’Ecopoesia? In Wikipedia si trova questa definizione:

Ecopoesia (Ecopoetry) è un  genere particolare di poesia che si è sviluppato a partire dagli ultimi decenni del XX Secolo nei paesi anglofoni e che ha dato origine ad un vero e proprio movimento poetico basato su tematiche ecologiche.

La  definizione sembra chiara ed esaustiva. In realtà occorre fornire alcune precisazioni. Non basta scrivere versi  sulla natura o sull’ecologia per essere “ecopoeti”.

 Infatti, l’eco-poeta non è come il poeta dell’Arcadia, un cantore  della  bellezza della Natura, ma è colui che ne coglie, oltre alla bellezza, i problemi che la sconvolgono. L’"Ecopoesia" è pertanto la poesia di chi si sente interconnesso con la creazione e ne riporta emozioni dal di dentro; l’animale torturato, l’albero sradicato, l’intera terra inquinata, parlano direttamente attraverso i versi e mandano il loro messaggio di allarme o di dolore. Come scrive la poetessa inglese Helen Moore[10]:

May Gaia

our Great Mother,

speak through me...

may I be a channel,

a conduit

for Nature's words! 

In definitiva l’Ecopoeta è il tramite fra mondo naturale e comunità umana;  non solo parla della natura, ma parla per la natura e, per farlo, non si mette su un piedistallo ad indicare la via da seguire, non è il “poeta vate”, non fa poesia altisonante e celebrativa, ma poesia semplice, umile come lo sono i soggetti oppressi   che parlano attraverso di essa.

L’ecopoeta  non si macera sul proprio tormentato io, come egocentricamente  hanno fatto da sempre schiere di poeti, ma si apre agli altri esseri viventi dando loro voce.

Diceva Sandor Pétofi, il più famoso poeta ungherese, riferendosi ovviamente al sentire patriottico-romantico del suo tempo:

Se non sai fare altro che cantare

i tuoi dolori e le tue gioie,

il mondo può far a meno di te

e allora

… butta pur via la Sacra Lira del poeta …[11]

Analoga operazione fa oggi l’ecopoeta avendo però per tema  la natura e la sua salvaguardia, cioè il tema che, in questi ultimi decenni, si è prepotentemente imposto alle nostre coscienze in modo circostanziato e consapevole. La Poesia riconquista così il suo ruolo di comunicatrice di emozioni collettive.

L’ecopoeta diviene portavoce dell’emergenza ambientale ed instaura un nuovo e paritario rapporto con la Natura ed acquisisce la consapevolezza  dei diritti degli altri viventi ai quali riconosce una natura biologica  simile alla nostra. Da qui il dovere  di non provocare loro sofferenze e  di proteggere l’ambiente che permette  la nostra come la loro vita.

Ecopoesia : la forma

  L’Ecopoesia si libera dall’isolamento delle chiuse culture letterarie erudite, abbandona le vecchie mode sibilline delle avanguardie e le consuetudini poetiche legate a  particolari  tradizioni locali, per aprirsi ad  una comunicazione poetica semplice e chiara comprensibile a tutte le culture,  e quindi anche facilmente traducibile, per diffondersi ad un pubblico sempre più allargato, come richiesto dalla Conferenza Generale dell’UNESCO  nel messaggio della   Giornata Mondiale della Poesia 2007 [12].

 

Basi teoriche dell’Ecopoetry

All’interno dell’Ecopoetry  si è sviluppata una riflessione sul modo di fare poesia oggi.

Un’ecopoesia si compone di un momento  emozionale tipico di ogni comunicazione poetica e di un momento razionale; quello della presa di coscienza della criticità ambientale e della necessità di porvi rimedio. Viene così superato il pregiudizio culturale del secolo scorso che fissava una netta separazione fra ragione e creazione artistica.

Secondo la poetessa  e ricercatrice canadese Di Brand (studiosa dei movimenti poetici recenti, venuti dopo il Post-moderno, che la Di Brand definisce provvisoriamente Post-postmoderni”)  l'aver separato queste due realtà ha creato, in passato, una limitazione nella capacità espressiva. Espressione meramente emozionale nell’arte e meramente razionale nella scienza e nella filosofia. Tale barriera viene oggi “riparata” in alcuni tipi di produzioni artistiche  mediante il "reparative thinking" cioè un modo interconnesso di pensare e di sentire in grado di coinvolgere contemporaneamente razionalità e sentimenti e generare un'espressione artistica multidimensionale vicina alla sensibilità e alla formazione culturale degli uomini di oggi.

Un binomio di questo tipo è presente nell’Ecopoesia. Perché Poesia ed Ecologia insieme? Perché questa è l’emergenza del mondo attuale e, su questo tema, emozione e ragione devono aprirci alle nostre responsabilità e muoverci ad azioni sostenibili.

Gli ecologisti sanno descrivere con dati matematici precisi e con analisi dettagliate l’attuale crisi ambientale, sanno anche suggerirci le soluzioni a questo problema, ma non è detto che riescano a farci agire per  risolverli. Le scienze ambientali non riusciranno, da sole, a spingere gli uomini a proteggere la Natura. Si possono pubblicare dettagliatissimi e allarmanti dati sulla deforestazione oppure……

Stridono, vibrando,

i denti della lama d'acciaio,

e sbranano,

 ingordi,

il tronco bagnato

del maestoso, solenne

ed altissimo Faggio.

 

Scricchiolando, il fusto

si inclina su un lato

e, tentando un ultimo abbraccio,

intreccia i suoi rami

coi rami fratelli….

 

Poi, s’abbatte di schianto,

con immenso boato,

facendo tremare la terra

nella grande foresta atterrita

e sgomenta

 per l’ultimo oltraggio.[13]

 

Ed immediatamente ci sentiamo alberi, foresta. Viviamo questo dolore come nostro. Com’è giusto che sia perché il destino della terra è anche il nostro destino.

 

L’Ecopoesia e la Globalizzazione

La globalizzazione porta con sè nuove forme di colonizzazione ambientale, pertanto anche un’etica dell’ambiente non può che riferirsi a dimensioni globali.

 A causa dello sfruttamento e della corruzione, le zone di maggior inquinamento coincidono sempre più con quelle di maggior povertà, di conseguenza, le emergenze ecologiche sono sempre più connesse a quelle sociali.[14]

La globalizzazione facilita lo scambio globale non solo di merci e di prodotti finanziari, ma anche di beni immateriali  quali  idee, competenze e informazioni. Anzi, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione (Internet, TV, ecc.) essi viaggiano nel mondo molto più velocemente. L’informazione sull’attuale crisi ambientale è divenuta perciò globalmente nota, tuttavia una nuova etica ecologica stenta a farsi strada, forse, perché insufficientemente supportata dalla cultura.

Se i nuovi valori etici devono diffondersi globalmente, globale deve essere anche il linguaggio di riferimento. Un linguaggio globale consolidato è, notoriamente, quello scientifico, ma anche la letteratura deve farsi carico di una nuova esigenza di comunicazione interculturale capace di diffondersi capillarmente senza il sostegno di riferimenti culturali delle società colte, spesso dominanti. Alla nascita di nuove forme di comunicazione letteraria, viene in aiuto il lavoro di destrutturazione del linguaggio raccomandato dalla riflessione postmoderna secondo percorsi di universale comprensibilità e sensibilità.

 

Riflessioni conclusive

La continua e sovrabbondante tempesta mediatica di notizie ha abituato la nostra mente a separare le parole, le immagini e le informazioni dalle emozioni. Ciò ha creato uno squilibrio fra il pensiero razionale che dà una spiegazione agli avvenimenti e l’enorme quantità di emozioni che su tali eventi vengono represse. Ed ha generato, una abulia di ideali e di valori, che ci ha privati dell’entusiasmo necessario ad affrontare le emergenze del nostro tempo.

La Poesia, però, potrebbe risvegliare le menti intorpidite e indifferenti rendendole recettive ai valori del XXI° secolo. Essa, alimentandosi della linfa fatta di pensiero, di emozioni e di immaginazione provenienti dalle diverse comunità umane, crea sempre nuove sollecitazioni che a loro volta vengono, per le stesse vie, universalmente  trasmesse, raccolte e sviluppate.

Una  nuova cultura letteraria potrebbe avere una grande influenza sul modo di sentire e di pensare, e quindi di agire, del genere umano nella sua globalità, con comportamenti ecologicamente corretti  di libera e cosciente partecipazione.

L'uomo, vivente fra i viventi, prende coscienza del suo piccolo posto nell'Universo e della sua non privilegiata presenza sulla Terra ma, nello stesso tempo, del suo ruolo di attore di distruzione o di protezione di questa Casa comune. In particolare il poeta, come scrive Jonathan Bate, " deve avere la capacità di restituirci alla Terra che è la nostra casa".[15]


 

[1]       Ecco il passo più significativo di tale rapporto che piombò come un fulmine a ciel sereno su un mondo fino ad allora in fiduciosa ed incosciente corsa verso il Progresso:

"Nell'ipotesi che l'attuale linea di sviluppo continui inalterata nei cinque settori fondamentali (popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di alimenti, consumo delle risorse naturali) l'umanità è destinata a raggiungere i limiti naturali dello sviluppo entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un improvviso, incontrollabile declino del livello di popolazione e del sistema industriale"

[2]    http://earthday.envirolink.org/history.html

[3]   La gerarchia dell’antropocentrismo viene così demolita; uomo e natura diventano un’unica entità interagente di ugual dignità. Per estensione, cadono anche altre supremazie gerarchiche: quella maschile sul femminile (ecofemminismo), quella di un gruppo sociale sull’altro (social ecology) o di un’etnia sull’altra. Le gerarchie vengono destrutturate e le diverse entità  diventano portatrici di uguali diritti. Non ci sono esseri inferiori né in natura né nella società (Deep ecology di Arne Naess: http://www.spaceandmotion.com/deep-ecology-movement-arne-naess.htm )

[4]   Così come  suggerisce la cultura cosiddetta postmoderna  destrutturante e demolitrice, sia dal punto di vista linguistico che concettuale. Il Postmodernismo non è un unico movimento strutturato e organizzato, ma un insieme di fenomeni culturali differenti e di diversi ambiti, in cui si contestano gli artifici ideologici e linguistici, visti come  strumento di prevaricazione culturale o addirittura  di repressione politica. Alle ideologie e alle teorie totalizzanti viene contrapposta una visione multiculturale fatta di realtà parziali, di culture diverse e periferiche, pur permeabili al dialogo, sostanzialmente  centrifughe,  invece che convergenti in un’unica struttura culturale totalizzante. Una cultura diversificata che ha le sue radici nelle varie situazioni ambientali locali e che è  portatrice di diverse espressioni culturali emergenti, si pensi alla Bioarchitettura, alle Land-art, e per l’appunto, all’Ecopoetry

[5] Per l’Ecopoetry è fondamentale J. Scott Bryson “Ecopoetry: A Critical Introduction”  di (Foreword by John Elder), The University of Utah Press, Salt Lake City, 2002          0-87-480-701-8

[6] Nell’antologia internazionale”Literature of Nature” di Patrick Murphy (1998) l’Italia è uno dei pochi paesi  non rappresentati.

[7] M. Ivana Trevisani Bach“Ecopoesie nello Spazio-Tempo” Serarcangeli Editore, Roma , 2005  

ISBN 88-7408-058-1

[8]  http://www.ecopoems.altervista.org/manifesto_it.htm

[9] Anna Re “Americana verde; Letteratura e ambiente negli Stati Uniti “ Edizioni Ambiente

[10] Per informazioni sul pensiero e le opere di Helen Moore si veda: http://it.wikipedia.org/wiki/Helen_Moore

[11]   Sandor Petofi : “A XIX. század költői” ( “Ai poeti del XIX secolo”), 1847

[12]  Messaggio di Koichiro Matsuura  Direttore generale dell’Unesco nella Giornata mondiale della Poesia 2007 http://www.unesco.org/poetry/bienvenue.php?initia=english

[13] Poesia “Albero” tratta da una raccolta di poesie caratterizzate dal coinvolgimento empatico con animali, piante e con la nostra stessa terra (Gaia) à www.ecopoems.altervista.org

[14] Vandana Shiva  ecologa e fisica indiana. Per una visione d’insieme del suo pensiero e delle sue opere si può consultare la sua pagina su Wikipedia:

[15]Jonathan Bate  Romantic Ecology (1991) and The Song of the Earth (2000),